Un rifugio. La realtà è che è proprio questo il concetto di abitazione quando si immagina una costruzione in montagna.
La progettazione sia per quanto riguarda un recupero che per una nuova edificazione ha dei requisiti tecnici da rispettare e, fatti salvi questi che sono veri e propri vincoli non dettati solo da regole ma da esigenze dovute al clima ed al territorio, dicevamo la progettazione non deve esprimere esclusivamente i “desiderata” del committente ma rispettare e rispecchiare quello che è il suo contesto naturale, quindi risultare anche vibrante, intelligente estrosa ma non astrusa… segnare con un tratto deciso la sua epoca e l’evoluzione del paesaggio in cui è inserita, senza scivolare nell’arrembaggio frettoloso e commerciale.
Tempo, spazio, tranquillità, coinvolgimento dell’anima, bisogno di un grande sogno… ma sono temi che ricorrono quando nasce un progetto? Capire l’importanza del territorio alpino senza banalmente pretendere di ricreare altrove il medesimo modello cittadino; il ruolo del professionista sta nell’esprimere competenza e valorizzare il contesto, capire e porre attenzione a stili di vita, storia, cultura, cercare l’identità dei materiali e offrire la possibilità di dare domani un giudizio sul costruito che non faccia arrossire di vergogna! Esiste certamente un modello di tutela da applicare alle zone alpine, principalmente credo sia buona norma usare quei criteri di semplice buon senso che già i nostri vecchi adottavano. Innanzi tutto il rispetto della natura. Se poi i legni li sbianchiamo perché abbiamo scoperto che così gli ambienti sono più luminosi e le pietre le posiamo a corsi orizzontali piuttosto che verticali…la logica dice che ognuno sogna per sé, piccoli sogni privati che qualcuno realizza più o meno innovativamente: l’innovazione sta nel continuo ricercare più che nell’applicare novità: quello che è significante è l’autenticità ed il fatto di rispettare ed essere in sintonia con l’ambiente.